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Il sostegno nella fase di cambiamento
Domenica 12 Settembre 2010 14:12

 Caso clinico trattato con lavoro miofasciale da Rampoldi Stella  

Donna di 50 anni che sta vivendo un gran momento di trasformazione sia internamente che esternamente con difficoltà nell’accettare il suo corpo nel suo cambiamento. Assenza di menarca da ormai 5 mesi con sovrappeso e conseguente umore tendente alla depressione e irritabilità. Strutturalmente ha forti dolori nella parte alta comprendendo il bordo occipitale, il muscolo splenio della testa, il bordo mediale della scapola arrivando fino alle costole laterali, in particolare la zona destra. Addome molto contratto. Qui sono coinvolte la linea laterale e spirale. Alla domanda” cosa senti nel tuo corpo?” risponde: non lo sento più, ho un grande blocco, sono pronta a tutto pur di stare bene..... 

1^ seduta:

Le spiegai brevemente l’importanza del dolore e la sua accettazione....Mi approcciai al primo contatto riscaldando le zone usando la carica come enfatizzazione nella zona di maggior dolore. La invitai alla visualizzazione riferita a quel dolore, vide una palla con dentro i suoi genitori malati il cui accudimento era primario nonostante avesse un fratello.Nell’immaginario le faccio afferrare la palla con i suoi genitori porgendola al fratello, il dolore acuto in tutta la zona comincia a diminuire,rilassandosi l’addome e la zona sottoclavicolare, la respirazione si fa più lenta e profonda. Ora è tranquilla, le lascio il tempo di vivere questo momento di pace, si rialza con calma; le domando come si sente posturalmente ed emotivamente e la risposta è: più eretta ed aperta, sollevata dal carico emotivo e dal controllo delle situazioni.

 2^ seduta:

 Dalla prima seduta si sente più tranquilla in ufficio, tornato il menarca molto abbondante e ha urinato di più. Strutturalmente migliorata, maggior rilascio. Attraverso questo nuovo contatto terapeutico incominciando con la carica e la respirazione si evidenzia che la zona più dolorosa si trova nel tratto alto tra la zona ileotibiale, muscoli abduttori. Medianta la visualizzazione guidata lei si dimostra molto predisposta a questa terapia mio fasciale. La invito a collegare il dolore mediante un colore: vede il giallo e lo associa ad un cespuglio di fiori con le spine, le faccio togliere le spine con le mani (non si punge), al posto dei fiori nascono dei fiocchetti bianchi. Questo cespuglio è in un recinto, lo sente protetto, ha bisogno di calore e luce (qui sta parlando di lei), ora vi è la fase di quiete, ottima reazione, bisogno di urinare subito, dolore diminuito, senso di leggerezza e stabilità stando in posizione eretta.

 3^ seduta:

 Dalla terapia precedente è emerso nervosismo, disagio, insoddisfazione a tutto. Alla domanda “come ti senti ora?” Dolore nella zona degli intercostali esterni ed interni, particolarmente nella zona destra del fegato (coinvolge la linea laterale). “Su che emozione vuoi lavorare?” Rabbia. Sta tenendo a freno cose che vorrebbe dichiarare ad altri, ma le manca il coraggio. Mediante la carica e la respirazione si rivela la zona degli intercostali con aderenze molto dolorose. La faccio mettere sul fianco sinistro e comincio a trattarle il costato, mediante la visualizzazione legata al dolore lei si vede sotto un lenzuolo che si muove ad onde di tanti colori, come un arcobaleno “ si sente protetta e sicura.” Il rilascio è continuo, a questo punto la invito a togliere il lenzuolo che la protegge, avendo il coraggio di uscire dichiarando la sua libertà e indipendenza nell’esprimersi. Il respiro è sempre più profondo e lento, non c’è più dolore. E’ in pace.

 4^ seduta:

 E’ molto soddisfatta dei risultati ottenuti e di se stessa, a oggi è riuscita a perdere un chilo e mezzo, cosa ormai difficile da un anno. (Più lasciamo andare e togliamo la nostra corazza, così lo spessore adiposo del nostro corpo diminuisce). Ha passato un week end sereno, mi racconta che sogna di salire e scendere le scale, per lei vuol dire “finita la staticità.” Ascoltandosi prima in piedi e poi sdraiata percepisce la parte alta del braccio sinistro dolente, dal processo caracoideo al processo stiloideo del radio irradiandosi un pò nella mano. Lavoro con molta tranquillità la linea del braccio, soffermandomi sui punti dolenti, lei accetta, vuole stare in silenzio. Il respiro accompagna tutto ciò come se volesse portare via il dolore.

 5^ seduta:

 Dalla seduta precedente il braccio non duole più, vuole una terapia leggera senza dolore e con poco dialogo, posturalmente si sente meglio, più stabile e centrata emotivamente, con il coraggio di esprimere liberamente le proprie opinioni. Eseguo solo un lavoro di carico e scarico molto leggero, concentrando il tutto sulla respirazione ed il rilascio.

6^ seduta:

Posturalmente molto più radicata e aperta nella parte alta, dal week end passato è subentrato un forte dolore allo stomaco con fitte, digestione difficoltosa e intestino pigro. Nell’ascolto tattile avverto la zona destra dell’addome vicino all’obliquo interno molto dolente, con specularità nella zona sacro lombare. Mediante il riscaldamento in carica, avverto un grande rilascio addominale, mi soffermo in un punto e la invito a focalizzarsi sul dolore domandandole “cosa vedi?” lei rispose: sassi rotondi grigi e bianchi, li prende e li butta nel mare formando dei bellissimi cerchi. E’ bastato poco ora è molto veloce nel rilascio, insieme al respiro il dolore è scomparso. In quel momento lei si vede sdraiata sul bagnasciuga accarezzata dal movimento dell’acqua e si gode un momento di pace.

7^ seduta:

In questo nostro nuovo incontro si definisce molto soddisfatta da questo percorso miofasciale. Il dolore allo stomaco è passato, l’intestino è tornato regolare senza alcun intervento dall’esterno. In totale ha perso quattro chili, menarca sempre regolare, sogna molto ed è pronta ad affrontare un cambiamento molto importante (una nuova casa) lasciandosi alle spalle un punto fermo della sua vita. Avverto nella percezione tattile la zona del condilo laterale tibiale sinistro, un punto molto dolente (linea laterale). Mediante la visualizzazione guidata, che uso abitualmente come complemento di questa terapia, lei si vede su un aereo, vuole buttarsi giù. Vi è in lei un attimo di silenzio e di riflessione, dichiara che è troppo alto e pericoloso fare questo salto, sceglie di essere in montagna d’estate su una seggiovia con uno zaino sulle spalle, di cui si libera subito. Ne deriva una sensazione di leggerezza contestuale alla sparizione del dolore. Compie un respiro di rilascio, ha voglia di dormire e stare tranquilla.

8^ seduta:

Sono passati 15 giorni, lavora ai preparativi per la nuova casa, in particolare nella fase di imballaggio degli oggetti e si pone la decisione di cosa tenere e cosa buttare (molto legata affettivamente alle cose del passato). Avverto la parte destra del collo affaticata e limitata nei movimenti, decido di trattare il costato e un leggero lavoro sul quadrato dei lombi; inizio sempre la terapia con il carico e la respirazione. Attraverso il contatto dei suoi punti dolenti dichiara finalmente il disagio con il padre, vivendolo come un’autorità. Piange come sfogo e liberando tutte le sue emozioni , vede piu chiare le decisioni da prendere, ora nella fase di quiete.

9^ seduta:

E’ passato un mese dall’ultima terapia, ha finito il trasloco, è stanca. Nella nuova casa non si sente ancora radicata (le dico ci vuole tempo), non riesce a trovare i suoi spazi, smantellando vent’anni della vecchia casa si è fatta violenza. Prima di inziare la invito a stare in piedi e ad ascoltarsi. Le domando quale zona del corpo vorrebbe fosse trattata e lei risponde: i piedi. Sente che i piedi non la sostengono, si sente come una canna di bambù che oscilla da una parte all’altra, le manca la forza di procedere ( i piedi servono a questo). Si distende, la faccio respirare lentamente, trovo i piedi molto contratti, comincio a trattare la zona plantare, calcagno e gastrocnemio. Questo percorso è stato molto doloroso, e il lamentarsi unitamente alla respirazione profonda la hanno aiutata a liberarsi emotivamente. Siamo nella quiete, grande pace, deve urinare subito. Nella posizione eretta si sente posturalmente ben radicata.

10^ seduta:

Questo è il nostro decimo incontro, dichiara di essersi integrata perfettamente nella sua nuova casa e non ha più dolori strutturali. Mi chiede una terapia molto dolce per mantenere questa sensazione di benessere globale con se stessa, continua a dimagrire, si sente un’altra persona, bella e serena.

Mie riflessioni:

La tecnica miofasciale mi ha dato la possibilità di capire l’importante relazione tra tessuto muscolare, postura, vissuti pesanti ed emozioni stagnanti della persona. E’ stato fondamentale portare alla luce la consapevolezza della persona in modo da potersi esprimere attraverso le varie tecniche che ognuno di noi conosce integrandole ad al m.f. Se abbiamo delle chiusure siamo come una corazza, se lo permettiamo possiamo fare in modo di togliere alcune strutture e atteggiamenti che si ripetono nella nostra quotidianità e ci portano disarmonia e dolore. Far respirare la persona è fondamentale in quanto Il respiro è impregnato di una valenza emotivo-affettiva e su di esso si incentrano le espressioni fondamentali della nostra vita interiore: il riso,il pianto,l’orgasmo,il sospiro,l’ansia ,la rabbia,il dolore. Nessuno di questi ultimi si esprime senza la partecipazione attiva del respiro,che è quindi anche una sorta di “ ponte” con l’anima . La respirazione è il nostro soffio di vita.

Rampoldi Stella,massoterapista

Attraverso un percorso di studio dal 1978 opero come massoterapista, operatrice Shatsu, Linfodrenaggio Wodder , Kinesiologia metodo Integra, Naturopatia, Cromopuntura, Ayurveda, Reichi, Medicina Omeosinergetica, Medicina Psicosomatica, Cranio sacrale, Miofasciale. Integrando tutte le tecniche di cui sopra, in particolare la medicina psicosomatica e l’omeosinergetica mi hanno dato la possibilità nel corso degli anni di interagire sul piano psico-emozionale delle persone che si sono affidate a me. Tutto ciò che il corpo ci comunica attraverso una manifestazione spiacevole è un segnale di un disagio interiore che dobbiamo risolvere per poterci evolvere. Ecco l’importanza di un lavoro integrativo mente-corpo.