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Il miglioramento della performance
Domenica 12 Settembre 2010 15:45

 Caso clinico di Integrazione Fasciale

Cliente: S., Età. 33 anni, Sesso: M. Il cliente presenta una condizione di salute buona, pratica attività sportiva, conduce una vita salutare, e pone attenzione alla sua alimentazione e alla sensibilità d’ogni disciplina atta a potenziare le risorse umane. Non ha subito traumi fisici nel passato, e dichiara di non avere subito grossi traumi psicologici che ne riporti i vissuti a livello mentale. Le mie impressioni riguardo al suo vissuto mi rimandano ad un individuo eccessivamente controllato non disposto a lasciare andare tutti i sistemi che lo pongono al sicuro in una forma d’equilibrio personale, non è un individuo che si metterebbe ad alzare la voce per qualsiasi ragione o criticare una posizione. Lamenta un poco di rigidità al collo e al lato sinistro ed ha la sensazione di avere le gambe a x, mentre è in piedi per l’osservazione della sua postura. La mia osservazione partendo dalle linee guida mostrano una postura ad arco con una linea superficiale posteriore accorciata e una linea anteriore tirata in estensione, si evidenzia una pronazione dei piedi, con una rotazione esterna degli avanpiedi rispetto al calcagno, la tibia dall’articolazione della caviglia traccia una linea arcuata esterna, controbilanciando il tendine d’Achille d’ambo i piedi in una curvatura interna. Immaginando una linea immaginaria verticale, osservando la parte laterale, il complesso tibia-fibula caviglia, risulta posteriore al resto del corpo con una leggera anteriorizzazione del calcagno e una tensione nelle ginocchia.

Andando ad osservare la LSP in un collegamento funzionale e di bilanciamento nell’alternanza delle curve secondarie e primarie, si nota che dove tali curve vengono annullate come nel cavo popliteo posteriormente al ginocchio, in altre parti vengono accentuate come nella maggior altezza della curva lombare o nell’inclinazione in quella cervicale, e osservando la linea posteriore e i processi spinosi noto come alcune zone siano scoperte e lascino intravedere le vertebre e altre zone siano occultate, come all’altezza della zona infrascapolare tra la quarta e quinta vertebra dorsale, dal diametro di circa cinque o sei centimetri uno strato di tessutolo nasconde le vertebre.

Andando a sensibilizzare la mia percezione, attraverso i piedi del cliente in posizione prona,vado a rilevare le restrizioni, così da avere più elementi per elaborare un metodo di lavoro più appropriato e essenziale, posso notare come nella parte destra del corpo la catena miofasciale presenti più restrizioni, e il collegamento tra la parte bassa che parte dai piedi e la parte alta che arriva alla spalla o alla testa, si propaghi in un blocco unico, avendo poche stazioni o snodi intermedi, mentre nella parte sinistra posso sentire come questo collegamento sia più fluido e libero e il collegamento tra le varie parti si percepisca in ogni articolazione. Facendo posizionare il cliente nella posizione del cobra, e mantenendolo per alcuni minuti viene alla luce un dolore lombare all’altezza della terza e quarta vertebra divenendo sempre più insopportabile.

Inizio dalla parte sinistra del corpo, dopo alcuni esercizi di bionergetica per stimolare la circolazione e riscaldare il tessuto Ad una prima palpazione il tessuto presenta un buon grado d’idratazione consentendo il lavoro con il connettivo agevole, anche se iniziando dalla fascia plantare sento che le nocche delle dita non bastano, e il gomito si rivela con i dovuti tempi di attesa un prezioso alleato, sarà il piede e la caviglia che presenteranno il maggior grado di resistenza di tutta la linea, così come anche gli ischio crurali dove si riversa il maggior dolore di tutta la sessione. Faccio evidenziare il lavoro svolto su una gamba con alcuni passi intorno alla stanza, per far prendere coscienza del lavoro svolto andando subito sentire una maggior lunghezza nella gamba trattata, e una sensazione nel bacino “strana” (abbiamo liberato solo una parte dell’osso sacro). Dopo avere accuratamente cercato di liberare e mettere in evidenza le vertebre nascoste nel trattamento con gli erettori spinali mi avvicino nel lavoro al collo e sulla galea aponeruotica, andando a rilevare nel cliente un buon grado di soddisfazione e liberazione.

Ho cercato di avere un buon grado di stimolazione energetica durante tutta la seduta non andando notare significative variazioni di temperatura nel suo corpo e nelle sue necessità di essere coperto nelle parti esposte. Finito il lavoro sul corpo, il cliente nella sua posizione eretta e d’ascolto, nota da subito una maggiore presa con il terreno nei piedi, un grounding superiore, le gambe più leggere, la scomparsa della sensazione di averle a x, e la sensazione di come il bacino abbia cambiato la sua posizione con l’addome più proiettato in avanti, e un maggior allungamento nella parte posteriore che arriva sino in cima alla testa all’altezza della fontanella, come se ci fosse un gancio che lo tiri in alto da quel punto. Dal mio punto di vista posso notare come le ginocchia sono maggiormente rilassate e le gambe hanno preso un allineamento maggiore con i piedi meno gravati da una tensione o squilibrio superiori. Nella curva lombare, penso che questa si sia accentuata dopo la seduta, conseguenza credo alla liberazione del bacino posteriore, e necessario di trattamento di altre linee per portarlo poi in una dimensione più naturale con la parte superiore del corpo, ed equilibrarlo parzialmente con la prossima seduta della linea frontale superficiale, il collo è più esteso in alto e il cingolo scapolare mi sembra più equilibrato . La linea frontale ha meno la sensazione di essere tirata dalla linea posteriore e nel complesso si presenta maggiormente rilasciata. Le sue risposte emozionali nel complesso sono positive dichiarandosi piacevolmente gratificato dell’esperienza del trattamento. In questa nuova sessione pratica ho migliorato la valutazione della postura, avendo assimilato nuove relazioni dei meridiani miofasciali, posso giungere ad un confronto tra la Linea Superficiale Posteriore e la Linea Superficiale Anteriore e scoprire la loro interazione nel determinare uno squilibrio o equilibrio sul piano saggitale. Il trattamento eseguito nella scorsa seduta sui piedi e le gambe confermano un migliore equilibrio, andando a sottrarre la tensione fasciale posteriore esse si presentano più diritte, la spinta del bacino e dell’addome verso l’esterno che si faceva notare e nel quale il cliente notava le maggiori sensazioni (un incontinenza delle viscere, erano state le sue parole) dopo l’ultima seduta, non è più pronunciata, andando assumere tutta la postura una dimensione più equilibrata. Inizio a porre un confronto tra la LSA e la LSP, in una relazione di linee antagoniste, questo confronto lo rilevo maggiormente osservando il cliente da un fianco, come precedentemente descritto le gambe presentano un buon equilibrio, la LSA sostiene la parte frontale in un bilanciamento verso l’alto che arriva sino al bacino. Dal tubercolo pubico al retto addominale la LSA presenta dei gradi di tensione che trattengono la fascia verso il basso, all’altezza della quinta costola hai pettorali una zona del corpo carente a livello energetico e una tensione che dagli sternali si ripercuote agli strernocleidomastoidei portando il collo leggermente in avanti. Osservando una contrapposizione con la linea posteriore, specialmente nella zona dorsale, vedo come questa sia carica tra la zona infrascapolare e le spalle. Dopo aver fatto prendere coscienza della postura in piedi, e aver fatto rilevare le sensazioni percepite con un dondolamento per trovare una zona di migliore equilibrio e centratura, decido per un riscaldamento ed un attivazione energetica del cliente, un esercizio carica scarica con il movimento del bacino, muovendo il tessuto per incrementare la circolazione e portandolo in un ciclo di alternanza “circolare” ho la possibilità preventivamente di sentire di ascoltare la consistenza, il tono, l’idratazione e il collegamento della Linea Superficiale Anteriore e il tessuto connettivo in generale. Partendo dal dorso del piede e risalendo fino alla spina iliaca punto di arrivo del primo tratto della linea anteriore, sento che il tessuto si ispessisce e diventa fibroso lungo i tibiali, si confonde, dovrei dire che trovo più difficile un collegamento nel ginocchio, per poi seguirlo lungo i bicipiti, il processo di carica lungo la linea funge da mezzo per portare energia e calore, per andarla evidenziare mentalmente, e isolare rispetto alla moltitudine di piani fasciali connessi.

Le sensazioni tattili si mescolano con i miei preconcetti in una sorta di apprendimento pragmatico atto a svelare le difficoltà e le possibilità nel nuovo modo di rapportarmi. Nella seconda parte della linea anteriore che parte dalla sinfisi pubica e arriva al processo mastoideo, denota un'altra consistenza, dovuta penso a un'altra natura di relazione e funzione del tessuto, ed anche il respiro del cliente diviene più sommesso più profondo. Nel retto addominale sotto le mie mani, percepiscono uno strato superficiale, un foglio protettivo, rigido, di tessuto, atto a difendere le parti più molli sottostanti, questa differenziazione mi porta a lavorare sul diaframma e sul petto cercando un migliore riscaldamento, per il trattamento successivo più profondo del tessuto. Procedo con esercizi di mobilizzazione per andare sentire il grado di rigidità nelle parti del corpo e inizio il trattamento fasciale dalla parte meno rigida del corpo. Il dolore che prova nei tibiali e nei bicipiti femorali rimanda al dolore che provai io stesso durante una seduta analoga, mi assicuro del grado di gestione e delle sensazioni del cliente e procedo verso la linea arrivando all’altezza della cresta iliaca inferiore. Dopo qualche minuto di riposo per le sensazioni provate, invito il cliente a fare qualche passo per la stanza per sentire le differenze, la prima è quella di avere una gamba più lunga dell’altra più leggera e per tutto, migliore dell’altra. “Mi sembra di essere zoppicante” è il suo commento più rilevante. Procedendo nell’altra gamba, sebbene il cliente abbia memorizzato l’esperienza in quella precedente, prova ancora un acuto dolore e procedo con cautela, sincronizzando la sua respirazione, il movimento della caviglia del ginocchio e la manualità profonda nel tessuto. Quando ho terminato di lavorare sulla gamba e quindi sulla parte inferiore della LSA, dopo qualche minuto di riposo, il cliente mi confida di essere in pace perché avendo trattato le due gambe si sente equilibrato, e non “zoppo” come prima….. La seconda parte della LSA inizia dalla sinfisi pubica all’origine del retto addominale, impiego qualche minuto per istruire il cliente sul movimento del bacino di anti-retroversione combinato alla respirazione, memore della mia esperienza legata a questa modalità, subentrata in confusione dopo i primi sintomi di dolore profondo. La parte del corpo e la modalità di manipolazione sono sentite da subito come invasive dal cliente giudicandole profonde, ma si rende disponibile a ogni manovra, il dolore che prova in alcuni punti è molto intenso, e conseguentemente i miei movimenti diventano molto lenti, l’addome è una parte del corpo vulnerabile e senza difese, così quando ricevo la piena fiducia il tessuto si allenta e la mano scivola più in profondità, all’altezza del torace e dei muscoli pettorali cerco una sensibilizzazione superiore, sia con la respirazione che con manovre che portino ad una maggiore consapevolezza di una parte del corpo, forse la maggiore tra tutte le parti del corpo del cliente priva di una sensibilità o nutrimento, le mie azioni porteranno ad un giovamento in quanto alla fine dichiarerà di sentire i polmoni “più pieni che mai”. La seduta svolge al termine, i muscoli del collo sono all’estremo punto dall’inizio del trattamento, le tensioni in parte si allentano e in parte si accumulano in altre articolazioni fino a che non abbiamo portato un equilibrio generale, è una parte del corpo che mette in comunicazione il corpo e la testa, si insidiano le maggiori tensioni, per cui mi dispongo nella relativa attenzione in una zona così delicata per poi essere più incisivo nella fascia dello scalpo. Faccio riposare il cliente per alcuni minuti, e nuovamente in piedi lo lascio ascoltare i cambiamenti, le sue prima parole si descrivono come estremamente diritto, immerso in un tubo, per dare idea forse della sua sopraggiunta estensione, un deturpamento all’altezza dell’addome, ( apro una parentesi per aggiungere il fatto che qualche giorno dopo il trattamento incontrandolo, mi ha dichiarato di avere passato qualche giorno infelice ed arrabbiato come non gli accadeva da tempo) e per il resto delle sue sensazioni, le giudicava positivamente. Esaminando la postura frontalmente posso osservare immediatamente come le ginocchia sono meno costrette internamente, ma è la parte superiore della LSF ad aver beneficiato maggiormente ad un allineamento, trovando un equilibrio tra le varie parti, risultante in un allungamento nel retto addominale e un bilanciamento nella zona toracica e clavicolare. Quanto evidenziato nella vista frontale in misura minore posso riscontrarlo in quella laterale, in un maggiore allineamento, e in quella posteriore, all’altezza della zona scapolare e trapezoidale in un apertura ed espansione, che portano le braccia ad allontanarsi e creare più spazio tra queste e il resto del corpo. Invito il cliente a qualche passo intorno alla stanza dove riconferma le sensazioni, e si compiace per il trattamento ricevuto.

Il cliente si mostra sempre entusiasta per ogni seduta, in quanto trova motivazioni per migliorare la sua professione di operatore shiatsu, oltre alla sua crescita personale che ritiene molto efficace con una seduta di Integrazione fasciale. I giovamenti della scorsa seduta della LFS si sono manifestati in questo arco di tempo intercorso tra le sedute, dichiarando una maggiore libertà di movimento, e libertà anche nelle sue scelte e nel suo modo di essere. In questa sessione della linea laterale mi limito alla parte inferiore, giudicando la seduta troppo lunga per eseguirla completamente, spiego brevemente il rapporto di mediazione e bilanciamento con le altre due linee, il senso di spazio, e la percezione di vulnerabilità quando la linea viene a perdere la sua sensibilità. Come ogni seduta inizio la lettura della sua postura, un’osservazione che cerca di entrare in un'altra dimensione, un nuovo metodo per capire maggiormente gli squilibri e interpretare come si manifestano, come osservare gli aggiustamenti che il cliente assume per mantenersi eretto e fermo o le oscillazioni nelle tre dimensioni, accompagno a esprimere le sue sensazioni, e di accentuare la costrizione che percepisce all’altezza del torace, si chiude tra le spalle e il collo e si sbilancia in avanti come un mendicante. Lo invito a qualche passo per la stanza per vedere se il movimento sagittale e verticale incontra quello laterale, l’andatura occidentale prevale su quella orientale, uno sguardo fisso in avanti senza un movimento nei fianchi. Sciogliamo il corpo in un brano di musica dance e proseguo la seduta con la respirazione energetica, contatto il tessuto, le sue restrizioni e lo stimolo in una danza per abbandonare le tensioni. Posso sentire il tratto ileo tibiale dove durante la seduta sarà la zona dove proverà più male, sarà molto efficace la sensazione, di distrazione, provata come cliente in una seduta di dimostrazione, provare dolore senza tenerlo, lasciarlo andare, come arrendersi ad un duello. Il cliente è molto sensibile lungo questa linea come mai nelle precedenti, questo forse è dovuto come ho accennato in precedenza, in una valutazione somatica, al controllo che esercita su sé stesso, la paura di rimanerne senza, di perderlo e di lasciarsi andare, in un contesto posturale invece il cliente faceva notare la sensazione di avere le gambe ad x o come la tensione convergesse all’interno delle ginocchia, tale situazione lo può portare ad avere tensione nel tratto ileo-tibiale. Così dopo avere trattato i muscoli peronieri, scaldato il tessuto, porto un gomito sopra il grande troncatere, e con l’altro salto sul TIT o con le dita della mano corro superiormente il tratto laterale fino arrivare al collo. La fascia laterale è molto dolorosa specialmente all’ altezza del tensore della fascia lata, cerco di instaurare un gioco in modo che sia il suo corpo a parlare e la mente produca uno stato incosciente, dopo alcuni minuti di convulsioni dovute alla sofferenza, si lascia andare al dolore e abbandona ogni resistenza. Questo processo avviene in un ciclo di ritmi che si susseguono, dalla tensione alla distensione, dalla carica alla scarica…..  Da questo momento il lavoro sul corpo ne viene facilitato, il tessuto è più malleabile e si percepiscono i vari strati fasciali sotto le dita, il cliente sembra che abbia formulato un trattato di resa con sé stesso e appare più riappacificato. Sull’ altra linea quindi posso appoggiare il piatto dell’ ulna e distendere tutto il TIT senza trovare grandi resistenze, ma ritrovando un piacere nella liberazione della tensione. Dopo avere lavorato sulle due linee laterali vado trattare i paravertebrali ed il collo, per trovare un equilibrio con la parte superiore del corpo. Terminata la seduta lascio alcuni minuti di riposo al cliente, in modo da integrare le varie emozioni e la nuova condizione fisica, durante il trattamento abbiamo cercato di razionalizzare le sensazioni emerse portando a descrivere le sue fasce laterali come una morsa e di come alla fine dichiari di sentirsi più libero da questo giogo. Questa nuova condizione si esprime maggiormente nel movimento, dove il bacino prende più spazio nella dimensione laterale e una aumentata spinta in quella sagittale, le sue sensazioni sono di una crescita del volume delle cosce e una stabilità maggiore sui piedi, oltre a sentirsi un poco indolenzito e “ammaccato”. Indolenzimenti che sono scomparsi in un paio di giorni, mentre gli effetti positivi sono ancora tuttora presenti, sono passate alcune settimane dalla scorsa seduta e abbiamo rinnovato l’appuntamento per la linea laterale superiore. Benefici che riscontra nella sua attività sportiva come un aumento complessivo delle prestazioni, più presenza e consapevolezza nel movimento del corpo.

Iniziamo la seduta con alcuni esercizi di stretching e di Feldenkrais interessati all’allungamento e alla sensibilizzazione della linea laterale, questi esercizi hanno anche lo scopo di verificare il cambiamento che è intervenuto, così dopo il trattamento esiste la possibilità di quantificare i miglioramenti, spiego il rapporto che la linea laterale superiore ha con la nostra dimensione orizzontale e la visione laterale, di come questa linea sia presente nei pesci i quali sembrano dotati di un particolare sesto senso che permette loro di evitare ostacoli e pericoli. Responsabile di questo senso intermedio tra il tatto e l'udito, spesso sostitutivo della vista, grazie alla linea laterale i pesci possono avvertire la presenza di un predatore prima che questo sia visibile, e agire di conseguenza, spesso cambiando repentinamente la direzione. Un lavoro che prevede anche un miglioramento della respirazione, lavorando sui muscoli intercostali obliqui e scaleni, e va a aumentare lo sviluppo posturale in altezza. Disteso su un fianco invito il cliente in una respirazione che induce una contrazione ed un allungamento della linea laterale, un movimento a fisarmonica, che porti le manovre di bodywork sui quadrato dei lombi, gli obliqui, e gli intercostali, ad una migliore efficacia. Il trattamento sulla linea laterale superiore ha una reattività minore che sul tratto inferiore, questo induce nel tessuto una presa diversa e più profonda sebbene più lenta nei movimenti, dovuto alla qualità del tessuto diversa. All’altezza del collo il trattamento degli scaleni induce delicatezza e precisione nei movimenti, infine per un equilibrio tra le due linee uno “spinning roll” sugli estensori della colonna conclude la seduta. Osservando la postura dopo la seduta, posso notare come il tronco abbia preso un estensione verso l’alto, dal bacino che arriva fino al collo, uno sviluppo che appare in uno squilibrio nella parte inferiore della linea laterale, non così estesa con le gambe meno sviluppate che il tronco. Questa estensione in altezza non ha così facilitato l’espansione in larghezza, in quanto la zona del torace appare ancora costretta e chiusa. Suppongo in futuro un lavoro più accurato sugli intercostali il diaframma e i pettorali. L’espansione in questo caso è laterale in quanto posso osservare come un maggiore spazio tra le braccia e il corpo. Le sue sensazioni si rivelano in questo senso, le prime impressioni sono: percepisco uno spazio maggiore intorno a me, meglio, una nuova dimensione a me sconosciuta.

Abbiamo trattato tre linee fasciali, che costituiscono a livello di catene muscolari l’organizzazione e il movimento principalmente su due piani. La linea posteriore e la linea anteriore rispecchiano il piano sagittale, con il movimento antero-posteriore, una dimensione verticale dove prendono origine le forme di squilibrio, come nella colonna vertebrale, le cifosi e le lordosi. Nella linea laterale i movimenti e l’organizzazione posturale hanno un piano più orizzontale, per bilanciare la curva laterale e una regolazione nella torsione, conseguentemente media il bilanciamento sagittale, gli squilibri associati vanno a deviare lateralmente da un asse mediano, sfociano in problemi nella colonna vertebrale legati alla scoliosi. In considerazione che ogni parte del corpo influisce su tutte le altre le interazioni di questi sbilanciamenti miofasciali porta a delle inclinazioni, rotazioni, scorrimenti, e piegamenti nella geometria dello scheletro, le linee convergono e divergono in uno scambio continuo

Questa breve introduzione nella comprensione del ruolo della fascia nel movimento, è indicativa a comprendere la linea a spirale, la sua funzione posturale è atta a mantenere il bilanciamento tra tutti i piani e di creare e mediare spirali e rotazioni nel corpo, questa catena fasciale si arrotola al corpo in una doppia elica dal cranio agli arti inferiori. Questa struttura o forma può essere replicata nella doppia elica identica a quella che caratterizza il DNA, e che mostra una eccezionale abilità auto-organizzativa, questa struttura vitale che è il vero movimento del fluido e del connettivo segue in realtà un movimento tridimensionale che si esprime contemporaneamente su tutti i piani. Questa seduta quindi si afferma con punti di osservazione e di lavoro evoluti, con una prospettiva di interazione più marcata con le altre linee dei meridiani miofasciali. Guardando la postura del cliente il coinvolgimento della linea spirale potrebbe riguardare il romboide di destra e gli obliqui di sinistra, essendo la parte sinistra più contratta, questa contazione però potrebbe essere originata dallo psoas e la parte della linea frontale profonda e in un secondo tempo coinvolgere gli obliqui, procedendo dall’esterno verso l’interno per intervenire nella linea profonda in una seduta successiva.

Inizio la seduta eseguendo degli esercizi che individuano la rotazione del tronco delle spalle della testa e degli occhi, un dondolamento verso destra e verso sinistra, e successivamente ruotando una parte del corpo in un senso e l’altra in quello opposto. Questo movimento ha lo scopo di liberare e ampliare la linea spirale superiore, aggiungendo una consapevolezza tra le varie parti. In analisi posturali precedenti avevo individuato come la zona più “legata” sia la parte toracica e infrascapolare. Le prime manovre si concentrano soprattutto in questa zona, lo splenio, il romboide e il serrato, accompagnate da una respirazione consapevole che caratterizza più efficacia nelle manovre,. Il bodywork è un arte, e prevede possibilità di utilizzo in molte discipline, così utilizzo la respirazione, il movimento, l’espressione, la voce, e le sensazioni, in modo da impiegare interamente il concetto olistico e non si soffermarmi solamente sulla struttura fisica, in quanto principi somatici possono migliorare in modo inaspettato la nostra struttura fisica, e di conseguenza anche mentale. Proseguo il lavoro sugli obliqui e cerco di dare maggiore importanza sugli obliqui di sinistra, nei bicipiti femorali, e sul grande adduttore e il capo corto del bicipite femorale sinistro. Alla fine della seduta la zona toracica ha acquistato volume in larghezza, il cliente si sente le spalle più larghe, più distanziate dal collo, accompagnate da una sensazione di scivolamento posteriore rispetto al bacino, ed osservando la sua postura di lato conferma le sue sensazioni andando notare una curva vertebrale come una spinta verso l’esterno, che porta le spalle ad arretrare, eseguo quindi uno “spinning roll” sui paravertebrali, andando osservare un riequilibrio. Anche in questo trattamento della linea spirale ho diviso il trattamento in due sedute, in una superiore e nell’altra inferiore, questo mi ha consentito di verificare con calma le varie manovre e i cambiamenti che potevano avvenire in un contesto semididattico. Nel valutare la linea spirale inferiore trovo difficoltà a osservare delle assimetrie in quanto non presenta squilibri rilevanti sia nella rotazione del bacino, in un sollevamento o cedimento dell’ arco plantare, una chiusura e tensione nelle ginocchia mi porta a pensare una qualche influenza. Con il cliente in piedi di fronte faccio portare le ginocchia in avanti vedendo che queste convergono verso l’interno, così dopo un riscaldamento attraverso esercizi di bioenergetica che coinvolgono le gambe faccio sdraiare il cliente sul fianco e incomincio lavorare sul grande adduttore. La zona è estremamente delicata, in questa manovra si raggiungono strati profondi del tessuto e i movimenti hanno bisogno di essere estremamente lenti, entro e aspetto che il tessuto accetti la pressione a un livello più profondo. Il cliente in questa manovra ha tendenza a bloccare la respirazione, quindi porto l’attenzione sui polmoni sulla gola in modo che questi richiami lo portino a una consapevolezza con il respiro. Le prossime manovre vanno coinvolgere i muscoli peronei il collo e i paravertebrali. Alle prime sensazioni in posizione eretta dichiara di “sentirsi più presente e una sensazione di maggiore consapevolezza generale con più stabilità nelle gambe, anche se con le cosce un poco indolenzite.” Le ginocchia appaiono rilassate e la parte interna delle cosce più piene, faccio ripetere l’esercizio con le ginocchia in avanti constatando un parallelismo maggiore senza che convergano verso l’interno. Questo grado di rilassamento nelle ginocchia regala una camminata più fluida e sicura osservandolo fare qualche passo per la stanza. Il cliente collabora attivamente alle sedute attraverso questo processo di connessione con l’informazione, che utilizza il suo corpo e la consapevolezza per espandersi dal conosciuto al conoscibile, dal percepito al percepibile, dall’ invisibile che diventa visibile, il suo approccio alle sedute e il risultato finale dopo tutte le sedute eseguite sino ad ora, si potrebbe riassumere, in una coscienza del proprio corpo e del sé, superiore, e un equilibrio muscolare e una stabilità articolare che riduce gli infortuni e migliori le performance nella vita di tutti i giorni.