Attacco di panico: il piacere sottratto

Scritto dal Dott. Marco Montanari Psicologo – Psicoterapeuta, Integrazione Posturale pubblicato sulla rivista medica Miafarmacia magazine.

Sempre più elevato è il numero di persone che in Italia soffre di attacchi di panico. Generalmente il primo Attacco di Panico è inaspettato, cioè si manifesta “a ciel sereno”, per cui ci si spaventa enormemente e, spesso, si ricorre al pronto soccorso. Tachicardia, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore, sono solo alcuni dei sintomi che caratterizzano un attacco di panico.In altri termini, persone che soffrono di questi sintomi hanno paura di impazzire, avere un attacco cardiaco, scoprirsi malate.

E’ un sentimento molto angosciante e fonte di grande tormento. Il rischio in questi casi è di vivere confinati in casa, sempre più limitati nelle proprie attività, per paura che si ripresenti.

L’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene diviene la modalità prevalente e in questo modo si diviene schiavi del disturbo. La parola panico deriva dalla divinità greca “Pan”, rappresentato nella mitologia come un dio potente e selvaggio, esteriormente raffigurato con corna caprine, zampe irsute e zoccoli, busto umano e il volto barbuto dall’espressione terribile. La leggenda narra che, non potendo coronare il suo amore con Ladone, Pan torna a vagare nei boschi correndo e danzando con le ninfe e spaventando i viandanti che attraversano le selve. Al dio Pan infatti si attribuivano i rumori di origine inesplicabile che si sentivano nella notte della foresta e, dalla paura che esso causava, deriva il cosiddetto “timor panico”. Nel racconto mitologico è significativo il modo in cui i viandanti si perdevano nel bosco e non ritrovavano più loro stessi. Questo è quello che accade nell’attacco di panico, in cui il soggetto sente di perdere la propria identità in “tutti i sensi”. Tra i diversi stati d’animo, di paura, di ansia e di panico, si può dire che il panico è quello che più porta a smarrire il senso di realtà; nel momento in cui si sperimenta si è sopraffatti da emozioni, da sensazioni fortissime e incontrollate. Di solito dopo il primo attacco di panico le sensazioni che seguono nei successivi attacchi sono dette di “ansia allarme”, ovvero sia ci si allarma che possa succedere un nuovo episodio. Il vero attacco di panico diventa quindi un singolo episodio nella vita ed è correlato ad un fattore scatenante esterno. Successivamente ci si preoccupa delle possibili implicazioni e conseguenze degli attacchi di panico e si cambia il proprio comportamento in conseguenza ad essi, principalmente evitando le situazioni in cui si teme possano verificarsi. Questi comportamenti “protettivi”non sono effettivamente efficaci per la risoluzione del disturbo. Le strategie protettive possono essere interpretate come “la prova” che l’evento temuto stia realmente per accadere e sia realmente pericoloso, oltre che inasprire gli stessi sintomi somatici manifesti. Per esempio, il controllo del ritmo respiratorio può indurre iperventilazione e aggravare i possibili sintomi associati ad uno stato di alcalosi respiratoria. Il tentativo di controllare certi pensieri può indurre il risultato paradossale di un aumento dello stato di ansia e di una riduzione della propria capacità di controllo. Anche nel caso in cui un comportamento protettivo fosse efficace, il mancato palesarsi delle conseguenze temute può erroneamente essere attribuito alla messa in atto di strategie protettive piuttosto che ad una visione chiara della realtà, che permette di attribuire correttamente l’improbabilità che tali catastrofiche conseguenze si avverino. Possiamo tranquillizzare i lettori che soffrono di queste manifestazioni: di attacchi di panico non si muore; il panico causa temporanei incrementi della pressione sanguinea allo stesso modo di un esercizio fisico indicato per il benessere cardiovascolare. Il problema sussiste solamente nel caso in cui la pressione sanguinea sia costantemente alta. Quindi “niente panico” per chi ha sempre creduto che l’attacco causi reali problemi al cuore.

L’ansia ed il panico sono associati alla secrezione di adrenalina, sostanza che viene somministrata in situazioni dove bisogna riattivare le funzioni cardiache e non fermarle, come nei rischi di infarto. L’attacco di panico, inoltre, non causa l’edema polmonare che è motivo di soffocamento. Occorre aggiungere che il panico è collegato ad un’esperienza interiore che non è ancora avvenuta, ma che si anticipa e si teme. Quindi suoi correlati sono spesso delle fantasie distruttive, sui cui contenuti è possibile lavorare appronditamente in psicoterapia. L’attacco di panico, come ogni forma di ansia, ci indica che stiamo abbandonato il presente per un immaginario viaggio verso il futuro. Essere ansiosi vuol dire non riuscire ad essere pienamente presenti nel “qui ed ora” e sostare nella fantasia o nel futuro. L’attacco di panico è una emozione sostitutiva che si verifica quando, volendo esprimerci, non possiamo lasciare emergere quello che esiste dentro. L’eccitazione interna deve poter fluire in qualche forma di comportamento espressivo, dunque si favorisce il terreno per una manifestazione di panico. Se ritorniamo al presente, se ricominciamo a vedere e a sentire ciò che accade nel presente, può succedere che l’ansia diminuisca e scompaia. L’attacco di panico, dal punto di vista dell’esperienza, si può definire come “un’ interruzione” della stessa. Quando una persona inizia a sentire i sintomi di un attacco, sperimenta confusione e perdita di contatto con le sue reali sensazioni. Se indirizza nuovamente l’attenzione verso il contatto con quanto c’è intorno e quanto sente, spesso solo comunicando ciò , può sentirsi più calma. Si può dire dunque che nell’attacco di panico si crea un circolo vizioso: fattori esterni causano modificazioni di emozioni e pensieri, che causano modificazioni fisiologiche che causano interpretazioni erronee e di conseguenza ulteriori fantasie e pensieri. Per interrompere questo circolo vizioso occorre entrare da una delle porte delle quali esso è formato: sia essa quella delle emozioni, dei pensieri o del corpo. Gli episodi di panico si presentano inoltre come una forma di regressione, una sorta di reingresso del passato nel qui ed ora. Un passato che precipita nel presente può provocare uno stato di angoscia. La regressione può essere considerata come un tentativo di ritrovare quelle stesse difese usate contro ciò che veniva vissuto come minaccioso durante la crescita nei nostri primi anni di vita.

Ma dietro l’attacco di panico può nascondersi anche la paura della libertà e del cambiamento, perché con libertà e cambiamento si diventa responsabili delle proprie scelte, quindi si è “costretti” a crescere. Ecco perché quando si affronta l’attacco di panico occorre prendere in considerazione anche i vantaggi del sintomo, quelle condizioni cioè che favoriscono il perpetuare del sintomo come resistenze al cambiamento. Cambiamento che significa anche possibilità di provare piacere e di riacquistare ciò che più si è allontanato da noi rispetto ai bisogni basilari e naturali di affetto felicità e piacere. Una visione del mondo che, per chi accusa questi sintomi, è percepito come spaventevole e persecutorio, impossibile da godere, qualche cosa di “troppo” di insopportabile. Questo può spiegare perché gli attacchi di panico si manifestano frequentemente in situazioni neutre, di relativa tranquillità, o addirittura in momenti di relax e vacanza. Un aiuto psicoterapeutico in tal caso può essere molto fruttuoso, per riuscire ad accogliere i sintomi senza sentirsene più sopraffatti, per apprendere come gestire la propria ansia, e per darsi la possibilità di esprimere se stessi pienamente senza “farsi venire il panico”. Se vediamo l’energia dell’ansia come “energia libera in sospensione”, possiamo ravvisare la possibilità di ridarle un naturale fluire, un naturale lasciare scorrere, un originario abbandono che riporta al piacere autentico dell’essere presenti alla vita.

All’Istituto di Psicosintesi (Centro di Bologna, tel. 051 521656 , www.psicosintesibologna.it, bologna@psicosintesi.it) si organizzano corsi di gruppo su varie tematiche (ansia, attacchi di panico, psicosomatica, senso di colpa e vergogna, sessualità) e incontri psicologici individuali.

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